Esame Avvocato 2026: cosa cambia con la riforma, cosa resta uguale e come prepararsi a parere e atto
L’Esame di Stato per l’abilitazione alla professione forense sta attraversando una nuova fase di cambiamento. Con il ritorno del parere tra le prove scritte, molti praticanti avvocati si stanno interrogando su come impostare la propria preparazione e su quali competenze saranno effettivamente valutate.
Le domande sono numerose:
- Come sarà strutturato il nuovo esame?
- Quali materie potranno essere scelte?
- Qual è la differenza tra atto e parere?
- Come si redige un parere?
- Bisogna prepararsi in modo diverso rispetto agli anni precedenti?
Durante una diretta organizzata da Lexademy, gli Avv.ti Marco Pescatore e Monica Taormina hanno affrontato questi temi, offrendo una chiave di lettura particolarmente utile: al di là delle modifiche normative, ciò che determina il successo all’esame resta il metodo di ragionamento giuridico.
Cosa cambia con la riforma dell’Esame Avvocato 2026
La principale novità riguarda il ritorno del parere tra le prove scritte.
Per molti candidati si tratta di un cambiamento significativo.
Negli ultimi anni, infatti, la preparazione si è concentrata prevalentemente sulla redazione dell’atto giudiziario. I praticanti hanno imparato a strutturare strategie difensive, individuare domande giudiziali e sviluppare argomentazioni processuali.
Il parere, invece, era uscito dalla quotidianità della preparazione all’esame.
Per molti candidati del 2026 sarà quindi la prima occasione per confrontarsi seriamente con questa tipologia di elaborato.
È importante ricordare, tuttavia, che il parere non rappresenta una novità assoluta nella storia dell’abilitazione forense.
Per anni ha costituito una delle prove centrali dell’esame di avvocato e continua a rappresentare una competenza fondamentale nella professione.
Cosa resta uguale: la centralità del ragionamento giuridico
Se la struttura delle prove può cambiare, la sostanza della valutazione rimane la stessa.
La commissione continua a valutare la capacità del candidato di:
- leggere e comprendere una traccia;
- individuare le questioni giuridiche rilevanti;
- consultare e interpretare correttamente le fonti;
- utilizzare la giurisprudenza in modo pertinente;
- costruire un ragionamento logico e coerente;
- esporre una soluzione in modo chiaro e convincente.
In altre parole, ciò che viene valutato non è soltanto la conoscenza teorica del diritto, ma la capacità di utilizzare quella conoscenza per risolvere un problema concreto.
Ed è proprio su queste competenze che si fonda il metodo insegnato da Lexademy.
Cosa è ancora da definire nel bando ufficiale
Al momento della pubblicazione di questo articolo (giugno 2026), alcune modalità operative dell’Esame Avvocato 2026 sono ancora in attesa di conferma ufficiale.
Per avere indicazioni definitive sarà necessario attendere la pubblicazione del bando e delle disposizioni ufficiali.
Rimangono ancora aperti alcuni aspetti organizzativi e procedurali che saranno chiariti dalle fonti ufficiali.
Proprio per questo motivo, secondo i docenti Lexademy, è opportuno evitare di costruire la propria preparazione sulle ipotesi e concentrarsi invece sulle competenze che saranno richieste indipendentemente dalla forma definitiva dell’esame.
Atto giudiziario e parere: quali sono le differenze?
Una delle domande più frequenti riguarda la differenza tra atto giudiziario e parere.
Secondo l’Avv. Monica Taormina, la distinzione principale riguarda la funzione dei due elaborati.
Cos’è un atto giudiziario
L’atto giudiziario è un atto di parte. Il suo obiettivo è difendere gli interessi dell’assistito.
Per questo motivo l’avvocato seleziona gli elementi favorevoli alla propria tesi e costruisce una strategia argomentativa finalizzata a valorizzarli.
Naturalmente l’argomentazione deve essere corretta sul piano giuridico, ma il punto di vista resta quello della parte che si intende difendere.
L’atto non è una ricostruzione neutrale della vicenda.
È uno strumento di tutela.
Cos’è un parere legale
Il parere ha una funzione completamente diversa.
In questo caso l’avvocato non si rivolge a un giudice, ma a un cliente che chiede una valutazione professionale su una determinata situazione.
Il parere è una valutazione pro veritate.
Ciò significa che deve esaminare in modo completo la questione, evidenziando:
- punti di forza;
- criticità;
- rischi;
- possibili esiti favorevoli;
- possibili esiti sfavorevoli.
Nel parere non è sufficiente sostenere una tesi.
Occorre fornire al cliente tutti gli elementi necessari per assumere una decisione consapevole.
Se sono così diversi, perché si possono preparare insieme?
È qui che emerge uno degli aspetti più interessanti sottolineati dai docenti Lexademy.
Atto e parere hanno finalità diverse. Tuttavia, il processo attraverso cui vengono costruiti è sostanzialmente identico.
In entrambi i casi occorre:
- Comprendere il caso concreto.
- Individuare le questioni giuridiche rilevanti.
- Ricercare le norme applicabili.
- Analizzare la giurisprudenza.
- Costruire un percorso argomentativo.
- Giungere a una conclusione motivata.
Cambiano il destinatario e l’obiettivo finale.
Non cambia il metodo di lavoro.
Per questo motivo i corsisti di Lexademy che hanno già acquisito un metodo efficace nella redazione dell’atto stanno affrontando con naturalezza anche la redazione del parere.
Come si redige un parere?
Una delle preoccupazioni più diffuse tra i candidati riguarda proprio la redazione del parere.
La risposta dell’Avv. Monica Taormina è rassicurante.
I corsisti Lexademy stanno già lavorando sui pareri senza particolari difficoltà perché hanno imparato un metodo replicabile.
Il parere non nasce dall’improvvisazione.
Nasce da una sequenza di operazioni mentali che il candidato deve imparare ad applicare sistematicamente.
Occorre:
- analizzare i fatti;
- individuare gli istituti coinvolti;
- identificare le norme rilevanti;
- esaminare gli orientamenti giurisprudenziali;
- valutare le possibili soluzioni;
- esporre vantaggi e rischi.
La struttura dell’elaborato può cambiare. Il metodo resta.
Il metodo Lexademy: dalle conoscenze alle competenze
Uno degli errori più frequenti nella preparazione dell’esame consiste nel concentrarsi esclusivamente sullo studio teorico.
La conoscenza delle norme è indispensabile. Ma non è sufficiente.
Per superare l’esame e, soprattutto, per svolgere la professione, occorre trasformare le conoscenze in competenze operative.
È per questo che Lexademy ha sviluppato un percorso basato su:
- esercitazioni pratiche;
- simulazioni;
- correzioni individuali;
- confronto costante con i docenti;
- applicazione ripetuta del metodo.
Le competenze giuridiche non si acquisiscono leggendo una spiegazione. Si acquisiscono applicando un metodo fino a renderlo naturale.
La preparazione migliore è quella che resta utile anche dopo l’esame
La lezione più importante emersa dal confronto tra gli Avv.ti Marco Pescatore e Monica Taormina è probabilmente questa.
Le regole dell’esame possono cambiare.
Possono cambiare le prove, le modalità di svolgimento e le procedure.
Ciò che non cambia è la necessità di saper ragionare come un giurista.
Chi acquisisce un metodo solido sarà in grado di affrontare il parere, l’atto, la prova orale e, successivamente, la professione.
Per questo motivo, secondo Lexademy, la vera preparazione all’Esame Avvocato 2026 non consiste nell’imparare una formula o uno schema.
Consiste nello sviluppare una forma mentis professionale.
Approfondimento video
I temi affrontati in questo articolo sono stati approfonditi durante la diretta con gli Avv.ti Marco Pescatore e Monica Taormina, docenti della Scuola Forense Lexademy.
Qui sotto puoi vedere la registrazione completa della diretta.